Emigrazione cristiana dalla terra santa

I cristiani palestinesi hanno una lunga storia di emigrazione a partire dal XIX secolo. All’inizio causa di questa emigrazione erano le condizioni politiche ed economiche sotto l’impero ottomano.

Il Regno Hashemita di Giordania è riuscito a garantire una relativa stabilità per i cristiani che vi abitano.

La notevole emigrazione dei cristiani palestinesi è iniziata con la cosidetta “Al-Nakba” (che significa: La catastrofe) del 1948: gli avvenimenti che hanno preceduto e seguito l’indicazione di indipendenza israeliana. Durante i mesi della guerra del 1948, che portò alla fondazione dello stato di Israele, palestinesi sia musulmani che cristiani scapparono o furono allontanati dalle loro case, senza ottenere il permesso di ritornarvi dopo la guerra.

Nel 1967, Israele occupò la Cisgiordania e la striscia di Gaza aumentando il deflusso di emigrazione continua. La percentuale di cristiani calò dal 10% del 1948 al 2% di oggi. Questa stessa emigrazione continua oggi quando i cristiani vedono che il processo di pace è bloccato, l’occupazione israeliana continua e movimenti islamici radicali prosperano e la situazione sociale ed economica peggiora.

L’emigrazione dei cristiani è uno dei problemi più importanti per la Chiesa di terra santa oggi. Giovani adulti cristiani, spesso ben istruiti, pensano all’emigrazione come l’unica soluzione per attuare i loro sogni ed ambizioni, che rischiano di essere soffocati nella realtà contemporanea della terra santa.