La situazione dei cristiani in Israele

In Israele c’è libertà di culto ed i cristiani possono vivere la loro fede in questa relativa libertà: possono costruire chiese, dirigere scuole ed altre istituzioni. Le scuole cristiane sono fra le migliori presenti sul territorio.

Nonostante la relativa libertà, c’è un diffuso sentimento anticristiano in diversi quartieri ebraici, dovuta in parte al sospetto per chi non è ebreo e in parte alla percezione storica dei cristiani come coloro che hanno perseguitato gli ebrei.  A volte edifici appartenenti alla Chiesa vengono imbrattati con slogan anticristiani, e personale ecclesiastico che veste tradizionalmente può essere oggetto di sputi o insulti.

Ci sono 3 diversi tipi di cristiani in Israele:

– La maggioranza dei cristiani che sono cittadini di Israele sono cristiani palestinesi, che vivono nel nord del paese nelle città miste arabe-ebree (come Haifa, Giaffa, Ramle, Lidda, ecc…). Essi subiscono lo stesso tipo di discriminazione e marginalizzazione del resto della popolazione palestinese in Israele. Questo gruppo compone il 75-80% dei cristiani in Israele (120-130 000).

– Il secondo gruppo consiste di cristiani integrati nella società ebreo-israeliana di lingua ebraica. La maggioranza proviene dai paesi dell’ex Unione Sovietica o dall’ est europeo. Spesso non proclamano apertamente la loro identità cristiana. Essi costituiscono il 20-25% dei cristiani in Israele (30-40 000).

– Oltre ai primi due gruppi di cristiani cittadini israeliani esiste un terzo gruppo composto di circa 150 000 migranti, che hanno diversi tipi di permessi di soggiorno temporanei o sono irregolari: lavoratori stranieri (in primo luogo dall’Asia), e ricercanti asilo (perlopiù dall’Africa). Le loro condizioni economiche e sociali sono precarie, e devono spesso confrontarsi con i problemi dovuti a povertà, sfruttamento, discriminazione e razzismo.

L’emigrazione dei cristiani palestinesi cittadini israeliani è motivato dalla mancanza di pari opportunità rispetto ai cittadini ebrei, e alla discriminazione verso gli arabi palestinesi.  Questo è vero soprattutto per le persone che hanno un più alto livello di istruzione, e che sono i primi ad andarsene.  A questa va aggiunta un’emigrazione interna verso quelle città ebraiche che offrono un migliore standard di vita.