Discorso del Patriarca latino Fouad Twal in Getsemane – 26 Maggio 2014

Santo Padre,

A qualche metro da qui, dal Monte degli Ulivi, guardando la città di Gerusalemme, Gesù pianse.

Sotto i nostri piedi, nel Giardino del Getsemani, ebbe luogo l’agonia del Maestro. Angoscia che non ha mai avuto sosta e che continua attraverso le agonie dei popoli, e attraverso tutte le agonie dell’essere umano.

Gerusalemme é la città che unisce tutti i credenti e che allo stesso tempo li divide, città del Calvario, come pure città della Risurrezione e della Speranza.

Santità,

sulle orme di Gesù, siamo lieti di essere con Lei qui per pregare, insieme ai miei fratelli i Patriarchi orientali cattolici, qui presenti e all’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa, per vivere l’agonia dei sofferenti e forse anche per piangere. Con Lei si raduna una parte dei nostri cari consacrati, religiosi e religiose e seminaristi, rappresentanti di circa un centinaio di differenti congregazioni. Essi sono la nostra forza, la nostra ricchezza. Con la loro vita, la loro croce quotidiana e la loro gioia di essere consacrati, perpetuano a piccole dosi quotidiane, il mistero di salvezza, vita, croce, morte e resurrezione.

Come Gesù nel Getsemani, i nostri cari consacrati,parte integrante della Chiesa locale, spesso si sentono soli ed abbandonati. Attraverso la tua persona e la tua voce, chiediamo al mondo cristiano e ai nostri fratelli Vescovi, più vicinanza,più solidarietà e senso di appartenenza a questa Chiesa Madre.

Santo Padre, i consacrati e i seminaristi sono intorno a te, per trarre dalla Tua presenza in mezzo a noi, speranza e coraggio e la Tua paterna benedizione.